Appello al Consiglio di Stato: registro dei titolari effettivi nuovamente sospeso. Udienza per il merito al 19 settembre 2024

Aggiornamento 17 maggio 2024

Dopo una prima battuta d’arresto a causa delle sentenze dello scorso 9/4/2024 con le quali il TAR ha rigettato i plurimi ricorsi avverso l’operatività del registro die titolari effettivi delle società, dei trust ed istituti affini, UN.A.FI, unitamente alla maggior parte degli intervenuti in primo grado non si è arresa ed ha sollecitato e promosso appello al Consiglio di Stato.

Alla scorsa udienza del 16 maggio u.s. si è tenuta la discussione in merito alla sospensiva della sentenza di promo grado, sospensiva che il Consiglio di Stato ha concesso con il provv. cautelare n. 1852/2024 dep. Ieri, 17 maggio 2024 u.s.

Rilevanti per la decisione sono stati sia l’eccessiva onerosità e proporzionalità dei molteplici adempimenti imposti, laddove dichiarati illegittimi, sia e soprattutto il necessario approfondimento nel merito delle tematiche “di conformità della normativa interna al diritto unionale e alla stessa validità di alcune delle disposizioni della Direttiva al diritto unionale sovraordinato”.

Alla prossima udienza del 19 settembre 2024 p.v. verranno discussi ed approfonditi tali aspetti in funzione dei quali si confida nella rimessione alla Corte di Giustizia UE, unica che potrà innanzitutto intervenire per armonizzare il caos unionale oggi esistente, dovuto al fatto che ogni Stato ha istituito registri come voleva e meglio riteneva, creando così difformità tali da incidere sui diritti di libera circolazione e stabilimento dei cittadini in ambito UE, unionalmente riconosciuti dagli artt. 15 e 45 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea

Prim’ancora, inoltre, l’intervento della Corte di Giustizia è richiesto per un nuovo intervento in merito alla sussistente violazione e comunque non proporzionalità della compressione dei diritti unionalmente riconosciuti ai sensi degli artt. 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: rispetto della vita privata e della vita familiare – protezione.

In alcun modo questi interventi vorrebbero ostacolare la lotta al riciclaggio, al terrorismo ed all’evasione fiscale etc beninteso; è tuttavia necessario valutare adeguatezza e proporzionalità della normativa rispetto ai diritti fondamentali degli individui che, già ridotti ormai all’osso, non possono esser integramente calpestati.

Uno degli aspetti fondanti una corretta democrazia è il rispetto dei diritti di tutti tra cui, per primo, la riservatezza che non è “mascheramento” od “opacità”, ma libero arbitrio di voler mantenere riservati molti fatti ed atti della propria vita quotidiana, a maggior ragione in tutti quei casi ove il venir meno della riservatezza possa influire sull’incolumità psico-fisica dell’individuo.

Se il giudizio sociale è un fatto di per sé inevitabile e di per sé un collante o, al contrario, un escludente della partecipazione alla comunità, Il controllo sociale non fa in alcun modo parte della democrazia, ma delle peggior dittature che la storia abbia visto.

Come spesso la storia ha evidenziato, la base di qualsiasi sistema che ha armato il controllo sociale poggiava su ignoranza, pregiudizi, superstizioni e malafede e malaffare di chi lo istigava ed istituiva.

Così pare anche oggi.

La lotta contro il “mascheramento” che nella comun credenza opererebbero le società fiduciarie è una lotta certamente lecita, ma che accomuna indebitamente principi tra loro distanti. Il “mascheramento” tanto allarmato a livello comunitario riguarda quelli che noi chiamiamo i “prestanome”, con le relative connotazioni negative. La comun credenza non conosce le debite distinzioni ed il fatto che la società fiduciaria italiana non sia un “prestanome” così inteso (il “nominee”). La normativa italiana sulle società fiduciarie è unica nel suo genere ed unica a livello unionale: le società fiduciarie italiane soggiacciono ad una normativa di controllo sui loro clienti e sul loro operato stesso molto pregnante che di per sé scoraggia i “delinquenti” a richiederne i servizi. Non così evidentemente avviene per i “nominee” nel resto della UE ed al di fuori di essa, e proprio per questo non si può ritenere debba esser tacciata di “mascherare”. Non si può tacciare di “delinquente” in genere chiunque porti un’arma perché ciò equivarrebbe a parificare il rapinatore allo sceriffo. Le fiduciarie italiane per come operano, per gli obblighi che hanno (di adeguata verifica rafforzata a monte ed obbligo di segnalazione di operazioni sospette), per i pregnanti controlli governativi cui sono assoggettate, da ultimo, ma non per importanza, i loro obblighi quali sostituti di imposta, rispetto al generico “nominee” sono dei vice-sceriffi.

Ed ancora: l’Italia, a differenza del resto degli Stati UE, ha sviluppato negli ultimi trent’anni una propria conoscenza, cultura ed utilizzo dei trust che ne ha delineato applicazioni specifiche riconosciute valide solo perché volte al perseguimento di interessi meritevoli di tutela.

Perché, pur in assenza ancora oggi di una legge regolatrice interna, l’utilizzo si è diffuso così tanto? Perché il trust si è rivelato uno strumento particolarmente utile in molteplici situazioni per il suo aspetto protettivo, maggiormente tutelante rispetto ad altre soluzioni dei diritti di individui bisognosi di tutela. Anche in tal caso, il nostro ordinamento ed una attenta magistratura ha fatto sì che i trust per i “delinquenti” venissero sempre rilevati e pesantemente sanzionati; e ciò perché, a differenza dei trust off-shore, il trust interno non “maschera” il “delinquente”. Il delinquente che ricerchi solo il mascheramento in Italia deve trovare altri modi che il trust il quale, invece, palesa il rapporto.

Tutti questi aspetti avrebbero dovuto trovare adeguato contemperamento innanzitutto nel recepimento della normativa UE; altri aspetti della stessa normativa UE dovranno esser mitigati ed adattati e sul punto, in assenza di volontà politica, non resta che attendere fiduciosi la Corte di Giustizia.

Scarica l’ordinanza del consiglio di stato

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